Lettera aperta al Sindaco di Genova Marco Bucci

Illustrissimo Signor Sindaco,

abbiamo atteso alcuni giorni per intervenire sulla questione della “fascia tricolore” poiché non è nostra intenzione alimentare polemiche, esasperare gli animi e perché non avevamo ragione di dubitare su una sua parola chiarificatrice. Questo perché non avevamo motivo di porre in dubbio la Sua volontà di essere il  “Sindaco di tutti” i genovesi, la Sua aspirazione a “unire e non dividere”, la Sua sincerità, quando ha ripetutamente affermato che, dopo l’8 Settembre 1943,  avrebbe probabilmente fatto la stessa scelta che allora fece Aldo Gastaldi “Bisagno” assieme a tanti altri uomini e donne, civili e militari. Né alcuno può disconoscere la Sua convinta partecipazione a tutte le cerimonie del 25 Aprile e a quelle in ricordo dei patrioti trucidati al forte di San Martino e alla caserma di Cremeno.

Così come sono state da noi molto apprezzate le parole da Lei pronunciate in occasione della intitolazione dell’ILSREC a Raimondo Ricci.

Tuttavia, anche per questo, non possiamo nascondere la nostra profonda delusione e amarezza per non aver letto nel Suo intervento in Consiglio comunale, né nei giorni successivi, parole nette e inequivocabili sul perché, e a che titolo, un consigliere comunale abbia indossato la “fascia tricolore” durante un raduno in ricordo dei caduti della RSI.

Non crediamo vi sia bisogno di rammentare che, anche da parte nostra, non sia in discussione la “umana pietas” che si deve ai morti, a tutti i morti, come Lei ed altri hanno ricordato in questi giorni. Continua a pesare, invece, come un macigno la mancanza di una risposta chiara sulla presenza ufficiale della fascia tricolore che è un simbolo che rappresenta la civica amministrazione, e dunque l’intera comunità, che per questo non può essere usata a discrezione da un rappresentante politico.

Vogliamo a tale riguardo precisare che riteniamo legittima, sebbene molto discutibile e non condivisibile, la partecipazione di singole personalità politiche a cerimonie di questo tipo, poiché rientra nelle libertà che proprio la Resistenza ci ha lasciato in eredità.

Una scelta di natura privata che non può, per questo, consentire l’uso arbitrario della rappresentanza del Comune per “rendere omaggio” a coloro che negarono agli altri, con la violenza e con il sopruso, quella dignità e quella libertà che oggi è garantita a tutti.

Se, come Ella ha sottolineato, dobbiamo continuare ad essere orgogliosi della “Genova città medaglia d’oro al V.M.” appare paradossale e inaccettabile che le motivazioni di quell’alto riconoscimento vengano, di fatto, “sospese”, poiché esse sono in chiara antitesi non con la “pietas”, ma con le dichiarate intenzioni dei promotori di tali commemorazioni.

Per questo, Signor Sindaco, riteniamo che senza il “forse”, la fascia tricolore era assolutamente fuori luogo per ragioni morali, storiche e istituzionali e l’offesa, da Lei certamente non voluta, è stata arrecata a tutta la città.

Dica, quindi, Signor Sindaco semplicemente che è stato un errore che non si ripeterà mai più.

Abbiamo ben chiaro, Signor Sindaco, che la lotta di Resistenza, come ha scritto Claudio Pavone, è stata allo stesso tempo guerra patriottica, guerra di classe e guerra civile con tutto ciò che questo ha prodotto in termini di lacerazioni e devastazioni nella società italiana. Ma questo non autorizza nessuno  ad avallare la subdola e antistorica tesi della “pacificazione ed equiparazione” tra chi era alleato degli occupanti nazisti e chi lottava per la libertà, tra oppressori ed oppressi, tra carnefici e vittime.

E se è giusto affermare, come Lei stesso ha detto, che non c’è futuro senza memoria, non possiamo e non dobbiamo considerare fascismo e antifascismo categorie di un passato da consegnare agli archivi o all’oblio.

È del tutto evidente, infatti, che dietro queste grottesche enunciazioni si nasconde la cattiva coscienza di chi non sa o non vuole riconoscere che è nel pensiero e nell’azione del movimento antifascista che ha tratto e trae alimento il nostro sistema di valori e il nostro ordinamento democratico.

Un movimento composito, per gruppi sociali e per ispirazione ideali e politiche, con idee di futuro diverse, molto diverse, segnato da contrapposizioni profonde, che seppe tuttavia dare all’Italia quella Costituzione nella quale tutti dicono di riconoscersi ancora oggi.

Sappiamo anche quanto la guerra fredda abbia lacerato lo stesso tessuto unitario del movimento resistenziale e quanto le scorie di allora avvelenano ancora oggi il dibattito pubblico. Ne è, tra gli altri, un desolante e patetico esempio la vera e propria crociata condotta da anni da Giampaolo Pansa, il quale in ultimo ha riesumato la “misteriosa morte” del leggendario “Bisagno”, per gettare ombre sul partigianato ligure.

Un mistero, anche da Lei evocato Signor Sindaco, che nasce però solo da dicerie e preconcette supposizioni, non suffragate da nessun fatto e smentito dagli stessi suoi partigiani, unici testimoni oculari del tragico incidente. No, non è così che si fa la storia e si rende giustizia!

Anche per questo riteniamo che proprio in occasione del 70° della Costituzione della Repubblica e nell’80° dell’emanazione delle leggi razziali, sarebbe utile, per tutti, sviluppare una seria riflessione storiografica, scevra da pregiudizi e ideologismi regressivi, se si vuole seriamente costruire quello che Carlo Azeglio Ciampi chiamava “patriottismo repubblicano”, ovvero quel senso di comune appartenenza dentro il quale la dialettica politica non avrebbe più bisogno di essere offensiva della memoria e distruttiva delle Istituzioni.

Ciò è tanto più importante per combattere le inquietanti pulsioni razziste, oscurantiste e nazionaliste che sono tornate ad agitarsi nel profondo dell’Europa, che non può dimenticare le tragedie del novecento.

Per questo, Signor Sindaco, occorre da parte di ognuno un di più di coerenza, senso delle Istituzioni e del bene comune.

Su tale terreno l’ILSREC “Raimondo Ricci” è disponibile a collaborare con tutte le Istituzioni e continuerà a fare la sua parte con rispetto istituzionale, scrupoloso rigore storiografico e spirito di verità.

Con i nostri deferenti ossequi.

 

Mino Ronzitti, Presidente ILSREC “Raimondo Ricci”

Giancarlo Piombino Presidente Onorario ILSREC “Raimondo Ricci”

 

 

 

 

 

 

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Autore dell'articolo: Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell′Età Contemporanea

ILSREC - Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea. Questo Istituto, fin dalla sua fondazione nell'immediato dopoguerra persegue, con spirito di verità e rigore scientifico, lo studio e la divulgazione dei molteplici aspetti che hanno mosso e caratterizzato la Resistenza, nel quadro degli eventi che hanno drammaticamente segnato l’intera storia del Novecento.