Ricordo di Paolo Cugurra

Ricordo di Paolo Cugurra pronunciato da Giacomo Ronzitti in occasione dei suoi funerali

Chiesa di Nostra Signora delle Grazie e San Gerolamo, Genova, 25 maggio 2018

 

Caro Paolo,

eri ancora adolescente quando lasciasti la casa e gli studi per salire in montagna a raggiungere le formazioni partigiane.

La tua, come mi dicesti tante volte, fu una scelta libera e consapevole perché, a differenza di altri, non avevi neppure l’obbligo di rispondere al bando di arruolamento del maresciallo Graziani.

A differenza di tanti altri ragazzi della tua età avevi una vita agiata e serena, che qualcuno poteva invidiare, ma non insidiare.

Eppure hai voluto compiere una scelta di grande maturità, ma estremamente rischiosa, quando molti altri, che pure portavano su di sé pesanti responsabilità morali e istituzionali, fuggirono, si resero latitanti, si nascosero in attesa che passasse “la nottata”.

Mentre i più volevano solo tornare a casa, tu ti accingevi a lasciare il tuo letto e il cibo caldo per rifugiarti in vecchi ruderi e casolari di legno, per dormire su giacigli di foglie secche e mangiare castagne e castagnaccio.

Di questa tua scelta abbiamo parlato spesso nelle nostre amichevoli e piacevoli conversazioni.

Non nascondevi che lo spirito che ti animava era, forse, anche quello dell’avventura, però, aggiungevi: “Dalla parte giusta, dalla parte giusta!”.

Sì, perché l’etica e i valori che respiravi in famiglia mai ti avrebbero potuto portare dalla parte di coloro che avevano commesso ignobili delitti, che avevano infangato l’onore dell’Italia e violato la dignità degli italiani.

Tu quest’Italia e questi valori, assieme ad altri, li hai riscattati per tutti noi.

Ieri ho parlato con la tua amica di gioventù Laura Wronowski per darle la triste notizia della tua scomparsa.

Lei, nipote di Giacomo Matteotti, era poco più grande di te quando fece la tua stessa scelta di militare tra le fila della brigata che portava il nome di suo zio Giacomo, la stessa dove tu militasti.

Era commossa e mi ha pregato di portare il suo ultimo saluto, a “Paolino”, perché così ti chiamavano gli uomini e le donne della brigata.

Parlando di te mi ha ripetuto ciò che altre volte ha avuto modo di dire nel ricordare chi fece la scelta della lotta di Resistenza: “Eravamo persone normali, in carne ed ossa, con i nostri pregi e i nostri difetti, con le nostre ansie e le nostre speranze. Non eravamo eroi, ma avevamo la schiena dritta e non la piegammo!”.

Di te mi ha detto che sei cresciuto in fretta e che tutti ti volevano un gran bene, per la tua serietà, il tuo altruismo, la tua generosità.

Assieme ai tuoi compagni, giungesti a Genova il 26 aprile, poche ore dopo la firma dell’atto di resa del generale Günther Meinhold nelle mani di Remo Scappini, presidente del Cln Liguria.

Per questo, e per il sacrificio dei suoi cittadini nella lotta di liberazione, la città è stata insignita della Medaglia d’oro al Valor militare.

Un alto riconoscimento che hai guadagnato anche tu, “Paolino”, di cui tutti noi andiamo orgogliosi e di cui devono essere degni eredi coloro che rappresentano le Istituzioni cittadine, come tu mi hai detto l’ultima volta che ci siamo parlati, con un velo di tristezza e di disapprovazione, per la nota e offensiva presenza della “fascia tricolore” a un raduno dei reduci di Salò.

Nella tua vita hai avuto successo, ti sei affermato come stimatissimo professionista e come uomo, giusto e buono, e per la dolcezza, come marito, come papà, come nonno dei tanti tuoi amati nipoti.

La tua vita l’hai saputa dipingere con i tanti colori della sapienza e della creatività, come le tante tele che hai dipinto per i figli dei tuoi figli.

Una tela però l’hai donata al nostro Istituto, al tuo Istituto, di cui sei stato illustre dirigente e animatore.

Forse non avresti voluto staccartene, perché rappresenta l’Alba di aprile 1944 alla Benedicta.

Ma quel giorno in cui ce la donasti eri felice, perché lì, nell’Istituto, è custodita la storia della Resistenza genovese.

Ricordo come i ragazzi e le ragazze del Liceo Fermi seguivano in silenzio e con ammirazione la tua testimonianza sulla dura vita partigiana, sulle ragioni che permisero l’affermarsi della dittatura, sulle motivazioni che spinsero molti giovani come te a fare quella difficile scelta di campo.

Una passione ideale, culturale e morale, di cui hai voluto lasciar traccia nel tuo Passo del Gabba e in tanti altri saggi e scritti che riflettono la tua sensibilità e la tua vasta cultura.

Una sensibilità, uno stile ed una eleganza straordinari, che in ultimo hai raccolto nel tuo libro di poesie Il taglio del bosco.

 

Caro Paolo,

è stato un grande privilegio averti conosciuto, averti avuto amico.

Grazie amico e compagno di comuni battaglie per affermare ideali di giustizia e di libertà.

 

Grazie “Paolino”,

giovane partigiano della Brigata “Giacomo Matteotti”.

 

Condividi questo articolo se lo hai trovato interessante

Autore dell'articolo: Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell′Età Contemporanea

ILSREC - Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea. Questo Istituto, fin dalla sua fondazione nell'immediato dopoguerra persegue, con spirito di verità e rigore scientifico, lo studio e la divulgazione dei molteplici aspetti che hanno mosso e caratterizzato la Resistenza, nel quadro degli eventi che hanno drammaticamente segnato l’intera storia del Novecento.