Tante storie, poca Storia – testimonianze e documenti sulla morte di Bisagno – di F. Gimelli

Su Aldo Gastaldi (Bisagno) esiste una vasta produzione di saggi e memoriali, non tutti però seguono un corretto indirizzo metodologico basato soprattutto sull’analisi critica di documenti e testimonianze. In molti casi vengono propinati testi funzionali ad una esaltazione del tutto     retorica. Tutto ciò non rende un buon servizio alla memoria di quella che è stata una delle più importanti figure della Resistenza in Liguria.

A ciò si devono aggiungere i tentativi di strumentalizzazione, in senso antiunitario e anticomunista, che alcuni politicanti hanno iniziato a praticare nell’infuocato clima del dopoguerra, nel tentativo di dipingere Bisagno come un campione della lotta al totalitarismo comunista, senza considerare che Bisagno ebbe tra i suoi migliori amici esponenti comunisti come Giovanni Battista Canepa (Marzo), definito da don Luigi Canessa, cappellano militare della brigata Centocroci, come un padre per Bisagno, poi Giovanni Serbandini (Bini), salito a Cichero insieme a Bisagno per costituire una delle prime bande partigiane ed infine Michele Campanella (Gino), prestigioso comandante della volante Severino, col quale Bisagno era in rapporti di estrema confidenza. Comunque, il comandante della Cichero mantenne sempre la sua intransigenza di cattolico osservante, spesso critico, e non sempre a torto, nei confronti di alcuni commissari politici, esprimendo anche pesanti giudizi sugli agit-prop comunisti o loro simpatizzanti. Questo bastava perché alcuni personaggi spregiudicati  tentassero di dipingerlo come  un “crociato” contro i rossi che tramavano contro di lui nelle boscaglie di Cichero.

Quindi, quando, dopo aver sfidato la morte in decine di scontri, agguati e combattimenti contro tedeschi e fascisti, Bisagno morì, a seguito di un banale incidente, qualcuno decise di approfittarne per trasformarlo in un martire di una congiura comunista.

Uno dei più attivi interpreti di questo tentativo fu Elvezio Massai (Santo), comandante del distaccamento Alpino della brigata Jori, il quale aveva già fatto parlare di se, in montagna, come protagonista di un episodio tanto sconsiderato quanto pericoloso. Infatti, in occasione di una riunione del comando divisione con il comando zona, si era presentato, in “appoggio” a Bisagno portando con se quasi l’intero distaccamento in armi, nonostante il rifiuto di alcuni partigiani compreso il commissario Paolo[1]. Naturalmente la riunione, ancorché molto accesa, non degenerò grazie al buon senso dei più, mentre il comportamento di Santo fu stigmatizzato da tutti, persino da Stefano Malatesta (Croce), il comandante della brigata Jori, fedelissimo di Bisagno, che cacciò dalla propria formazione l’intero distaccamento di Santo[2]. A guerra finita, quest’ultimo assunse alcune iniziative tendenti a dimostrare che la morte di Bisagno era dovuta ad un attentato e proseguì in questa attività, che oscillava tra il patetico e il ridicolo, ma, evidentemente, le sue iniziative, interviste, libri di memorie, erano utili ad un certo tipo di propaganda politica. Il suo delirio anticomunista produsse anche un falso clamoroso che merita di essere ricordato: inventò di sana pianta una lettera di Gino, diretta a Bisagno, dai contenuti discutibili e provocatori[3]. Il fatto fu denunciato da Gino il quale non si era mai sognato di scrivere quella lettera[4].

Comunque, Santo e i suoi “epigoni” proseguirono, attraverso articoli, interviste, filmati e quant’altro, la loro opera divulgativa di menzogne, false accuse e mezze verità a proposito dell’incidente e della morte di Bisagno. Un’intervista alla Gazzetta del lunedì suscitò la dura reazione dei partigiani della Jori che contestarono con tanto di lettera al giornale in questione, le farneticazioni di Santo. Copia di questa lettera, firmata dai comandanti e dagli effettivi della brigata, viene proposta in calce, insieme alla corposa documentazione conservata nell’archivio Ilsrec con l’esame della quale vengono confutate inequivocabilmente tutte le malevole e tendenziose illazioni in proposito.

Ma Santo non è l’unico “produttore” di verità fantasiose e di manipolazioni storiche: recentemente è stato pubblicato un libro di Giampaolo Pansa, uno specialista in materia che, non accontentandosi più di insultare i comunisti, ha deciso di impiegare il suo ingegno nella confutazione di tutta la storiografia resistenziale.

Per presentare il volume in questione il famoso e prolifico scrittore si è sottoposto ad alcune domande sul Corriere della sera, ma, già dalla prima risposta ci fa capire che a lui i documenti non interessano, fonti comprovate non ne cerca né propone. A lui bastano illazioni, allusioni vaghe e deduzioni del tutto arbitrarie. La risposta su “chi era Bisagno” dimostra tutta la superficialità del suo operare: “Era l’unico comandante partigiano non comunista della terza divisione Cichero[5]“.

Ora, chiunque abbia letto un libro, un testo, una relazione sulla Resistenza in VI Zona sa che le maggiori brigate che formavano la divisione Cichero erano tutte agli ordini di prestigiosi comandanti non comunisti: Aurelio Ferrando (Scrivia), Stefano Malatesta (Croce), Eugenio Sannia (Banfi), Franco Anselmi (Marco), Erasmo Marrè (Minetto). Un’altra “notizia” senza capo né coda, è quella riferita al comandante della VI Zona, Anton Ukmar (Miro), il quale avrebbe messo sul chi vive Bisagno, avvertendolo del pericolo che correva a causa dei comunisti!  In realtà Miro e Bisagno, protagonisti della lotta di liberazione ma di diversa estrazione e formazione, si sopportavano a malapena. In una burrascosa riunione, a Fascia, Bisagno chiese addirittura che Miro non si occupasse più della Cichero[6].

Non si comprende poi, quale informazione abbia fatto pensare a Pansa che Bisagno avrebbe salvato 1200 uomini dai rastrellamenti dei mongoli. Nessun documento parla di una operazione di tale portata biblica, fra l’altro proprio nel periodo del rastrellamento Bisagno era rimasto seriamente ferito ad una gamba a causa di una caduta in un crepaccio che lo costrinse ad un riposo forzato per alcuni giorni[7]: evidentemente Pansa si è iscritto al partito della beatificazione ad ogni costo di Bisagno e non esita ad accogliere ogni voce, anche la più fantasiosa pur di perorare quella causa (anche se paragonare Bisagno a un “Gesù Cristo col mitra” sembra un’affermazione un po’ blasfema).

 

Presentiamo, di seguito, l’elenco dei documenti conservati presso l’archivio dell’Ilsrec e riguardanti interviste, relazioni, testimonianze e filmati riferiti all’incidente che causò la prematura morte di Bisagno e che vengono messi a disposizione di quanti intendano approfondirne lo studio.

 

[1] Ailsrec GIM 3, b. 11, f. 12, Relazione del commissario del distaccamento Alpino, Ferruccio Spagnoli (Paolo).

[2] E. Massai (Santo), I ribelli dell’Alpino, Le Mani, Recco 1996, p. 151.

[3] E. Massai- Pier Lorenzo Stagno, Bisagno,la vita,la morte, il mistero, Le Mani, Recco 2004, p. 87.

[4] Ailsrec GIM 3, b. 2, f. 6, Lettera di Michele Campanella (Gino) a Raimondo Ricci.

[5] Intervista di Aldo Cazzullo a Giampaolo Pansa, Corriere della sera, 20 febbraio 2018.

[6] Ailsrec, GIM 3, b. 11, f. 12.

[7] Sull’incidente a Bisagno si veda in Ailsrec,  GIM 3, b. 11, f. 14, la testimonianza di Vinicio Rastrelli (Dedo).

Testimonianze sulla morte di Bisagno

 

Documento 1. Relazione di Giovanni Battista Canepa (Marzo) controfirmata da Adolfo Burlando (Barbera)

Nel 1980, G. B. Canepa (Marzo), probabilmente per contestare l’ennesima pretestuosa polemica sulla morte di Bisagno e ribadire quanto affermato da Adolfo Burlando (Barbera) nella sua testimonianza fornita all’Istituto storico della Resistenza, ha redatto la seguente relazione controfirmata dallo stesso Burlando. Nel testo viene ricostruita la dinamica dell’incidente che vide il comandante della Cichero cadere dal tetto del camion che lo trasportava, a seguito di un’improvvisa frenata, e finire sotto una delle ruote posteriori dell’automezzo.

Doc. 1_Memoria di G.B. Canepa sottoscritta Barbera_AILSREC AM B7_F12

“La morte di Bisagno”, relazione dattiloscritta di Giovanni Battista Canepa (“Marzo”) controfirmata con nota in calce in data 20 marzo 1980 dal partigiano Adolfo Burlando (Barbera).
Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Raccolta di documenti sull’organizzazione e le attività militari delle formazioni partigiane liguri”, già Fondo “Attività Militare” (AM), Busta 7, fascicolo 12, numero carte: 6
 

Documento 2. Testimonianza di Giacomo Gastaldi

Giacomo Gastaldi rilascia una toccante intervista sulla morte del fratello, precisando che il viaggio effettuato da Bisagno verso Riva del Garda era dovuto alla necessità di accompagnare un gruppo di alpini che, disertando la divisione collaborazionista Monterosa, erano stati inseriti nelle formazioni partigiane di Cichero. Bisagno li accompagnava per testimoniare, nelle località di loro residenza, la loro adesione al movimento di Resistenza ligure.

Il testo è accompagnato da un documento audio. Dalle parole di Giacomo Gastaldi non traspare il benché minimo dubbio sulla veridicità della versione fornita all’ILSREC dai testimoni Barbera, Dorino e Filippazzi che, tra l’altro, erano tra i più fedeli collaboratori di Bisagno.

Doc. 2_Giacomo Gastaldi_estratto da M.Marchetti_Sognando la pace_pp.23-31 Doc. 3_Michele Patrone Falco_AILSREC_Fondo Memoria Orale_B2_F31

Estratto dell’intervista rilasciata l’11 febbraio 2004 da Giacomo Gastaldi, fratello di Aldo Gastaldi (“Bisagno”) pubblicata nel volume di Maria Marchetti, Sognando la pace… racconti di guerra (1943-1945): interviste e ricerche storiche di Maria Marchetti, Comune di Santa Margherita Ligure, Santa Margherita Ligure, 2005, pp. 28-29.
Collocazione: Archivio ILSREC, “Documenti Bisagno”, Busta 1, fascicolo 1

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Documento audio: Estratto della videointervista rilasciata l’11 febbraio 2004 da Giacomo Gastaldi, fratello di Bisagno a Maria Marchetti pubblicata nel dvd a cura di Maria Marchetti, realizzazione tecnica di Michele Merello, Frammenti: 1943-1945. Interviste e ricordi di giovani di ieri dedicate ai giovani di oggi… Per non dimenticare. 25 aprile 2004, Comune di Santa Margherita Ligure – Biblioteca Comunale “A. e A. Vago”, Santa Margherita Ligure, 2004.
Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Memoria Orale”, Busta 10, fascicolo 12, Videointervista rilasciata da Giacomo Gastaldi a Maria Marchetti in data 11 febbraio 2004, in copia da Comune di Santa Margherita Ligure.

 

 

Documento 3. Testimonianza di Michele Patrone (Falco)

Questa testimonianza è riferita all’incontro tra Michele Patrone (Falco) e Teodoro Cappelli (Dorino) durante il quale l’autista del veicolo dal quale cadde e fu investito Bisagno, descrive la meccanica dell’accaduto. Visibilmente commosso Dorino si assume la responsabilità dell’incidente perché, con la sua repentina frenata causò la caduta del suo comandante che, giunti a Desenzano, era voluto salire sul tetto insieme e Barbera, per ammirare meglio le zone che stavano attraversando.

Doc. 3_Michele Patrone Falco_AILSREC_Fondo Memoria Orale_B2_F31

Estratto della trascrizione dattiloscritta dell’audiointervista rilasciata il 10 giugno 1995 dal partigiano Michele Patrone (Falco) a Luca Rolandi.
Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Memoria Orale”, Busta 2, fascicolo 31, p. 9.

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Documento audio: Estratto dell’audiointervista rilasciata il 10 giugno 1995 dal partigiano Michele Patrone (Falco) a Luca Rolandi.
Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Memoria Orale” – Busta 1/AU, fascicolo 157

Documento 4. Testimonianza di Stefano Malatesta (Croce)

Nell’audiointervista rilasciata all’Ilsrec, il comandante della brigata Jori, Stefano Malatesta dopo aver parlato della propria esperienza partigiana, affronta l’argomento dell’incidente di Desenzano. Grande amico di Bisagno, Croce, senza mezzi termini, stigmatizza la diffusione delle varie illazioni ed afferma perentoriamente essersi trattato di un banale incidente dovuto all’esuberanza di Bisagno che ha voluto arrampicarsi sul tetto del camion, e, a proposito delle dicerie, le liquida dicendo “perché lì era tutta una politica, adesso [1995] si è un po’ calmato ma sennò, quante polemiche per quaranta anni”.

Doc. 4_Stefano Malatesta Croce_AILSREC_Fondo Memoria Orale_B5_F16

Estratto della trascrizione dattiloscritta dell’audiointervista rilasciata il 6 giugno 1995 a Luca Rolandi dal partigiano Stefano Malatesta (Croce).
Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Memoria Orale”, Busta 2, fascicolo 20, pp. 14-16.

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Documento audio: Estratto dell’audiointervista rilasciata il 6 giugno 1995 a Luca Rolandi dal partigiano Stefano Malatesta (Croce).
Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Memoria Orale”, Busta 1/AU, fascicolo 101.

 

 

Documento 5. Testimonianza di Giovanni Proglio (Pomello)

La testimonianza di Giovanni Proglio (Pomello) è interessante per i diversi aspetti della vita partigiana che vi sono descritti. Di rilievo risulta la severa critica nei confronti di Elvezio Massai (Santo), per intervenire alla riunione di Fascia (cui abbiamo già fatto riferimento), “ha commesso un errore madornale perché ha abbandonato il posto di blocco [che doveva essere presidiato dal suo distaccamento] compromettendo la situazione”.

Sul caso Bisagno è altrettanto drastico: “… la morte di Bisagno… ritengo che sia vero quello che ha detto Barbera, perché a un dato momento se la sinistra voleva fare la pelle a Bisagno, non aspettava che cadesse giù dal camion, che [Bisagno] poteva anche parlare, anche dire qualcosa perché è morto all’ospedale, l’avrebbero aspettato una sera e avrebbero fatto una raffica di mitra … avrebbero dato la colpa ai fascisti”.

Doc. 5_Giovanni Proglio Pomello_AILSREC_Fondo Memoria Orale_B2_F20

Estratto della trascrizione dattiloscritta dell’audiointervista rilasciata il 19 novembre 1993 a Angelo Valle dal partigiano Giovanni Proglio (Pomello).
Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Memoria Orale”, Busta 2, fascicolo 20, pp. 10-11.

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Documento audio: Estratto dell’audiointervista rilasciata il 19 novembre 1993 a Angelo Valle dal partigiano Giovanni Proglio (Pomello).
Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Memoria Orale”, Busta 1/AU, fascicolo 172.

 

Documento 6. Articolo della “Gazzetta del lunedì” e risposta dei partigiani della Brigata Jori

Copia fotostatica dell’articolo: “«Santo», un eroe partigiano fa un’ipotesi inquietante: “«Bisagno fu avvelenato?»” di Pier Lorenzo Stagno estratto da “Gazzetta del lunedì” del 21 aprile 1986, p. 12.

Doc. 6_Gazzetta del lunedì 21 aprile 1986 p.12_AILSREC Fondo Gimelli 3,_B11_F15

Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Giorgio Gimelli”, terzo versamento, Busta 11, fascicolo 15.

 

Documento 7. Dichiarazione dei Partigiani della Jori

Copia fotostatica della dichiarazione in data 25 aprile 1986 trasmessa al direttore della “Gazzetta del lunedì” e p.c. ai Direttori del “Lavoro nuovo” [sic] e del “Secolo XIX” dai partigiani della brigata Jori in risposta all’articolo “«Santo», un eroe partigiano fa un’ipotesi inquietante: “«Bisagno fu avvelenato?»” estratto da “Gazzetta del lunedì” del 21 aprile 1986.

L’articolo-intervista di Pier Lorenzo Stagno, pubblicato sulla “Gazzetta del lunedì”, aveva un titolo che era tutto un programma: “Santo un eroe partigiano fa un’ipotesi inquietante: Bisagno fu avvelenato?”

Il contenuto seguiva il vecchio indirizzo provocatorio, adombrando i soliti complotti comunisti a spese del comandante della Cichero.

La cosa provocò un sollevamento da parte dei partigiani della Jori, una delle brigate più vicine a Bisagno, indignati per le argomentazioni palesemente fantasiose, addotte da Santo.

In un documento, inviato al direttore del giornale, firmato da oltre venti fra comandanti, commissari ed effettivi della brigata, si legge fra l’altro che i partigiani non condividevano la versione della morte di Bisagno che qualcuno stava dando, per squallida speculazione politica risalente all’immediato dopoguerra, mentre dubbi e insinuazioni erano già stati cancellati da ormai molti anni, attraverso le testimonianze di chi viaggiava insieme a Bisagno, dai carabinieri di Desenzano e successivamente da quelli genovesi che procedettero agli interrogatori dei testimoni. Croce e i suoi partigiani concludevano affermando che era “ora di smetterla con questa drammatica storiella che ricorrentemente viene propagata e ci auguriamo di non leggerla più”.

Doc. 7_Dichiarazione partigiani Jori_AILSREC_GIM3_B11_F15

Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo ” Raccolta di documenti su esponenti e memorie della Resistenza”, già Fondo “Documenti vari” (DV), Busta 7, fascicolo 8.

 

 

La lettera di Bisagno a Gino

Documento 8. Memoria di Gino sulla lettera di Bisagno del 10 aprile 1945

Memoria dattiloscritta con firma autografa in originale di Michele Campanella (Gino) in data 7 settembre 1983 relativa alla lettera inviatagli da Bisagno in data 10 aprile 1945, allegata in copia fotostatica unitamente alla trascrizione dattiloscritta della stessa.

Si tratta della denuncia di Michele Campanella (Gino) nei confronti di Santo che aveva prodotto un falso documento spacciandolo per la risposta di Gino ad una lettera inviatagli da Bisagno.

Le due lettere (quella vera di Bisagno e quella falsa di Gino) vennero pubblicate da Santo sul libro Bisagno, la vita, la morte, il mistero scritto insieme a Pier Lorenzo Stagno. La pubblicazione suscitò la reazione di Gino il quale oltre a redigere la memoria che qui viene riprodotta, scrisse all’ILSREC segnalando la scorrettezza di Santo che sfiorava il reato penale.

Doc. 8_Denuncia di Michele Campanella_AILSREC Fondo Michele Campanella_B3_F1

Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Michele Campanella”, Busta 3, fascicolo 1.

 

Documento 9. La falsa lettera di Gino

Estratto da Elvezio Massai – Pier Lorenzo Stagno, Bisagno. La vita, la morte, il mistero (Le Mani, 2004), pp. 86-89, nel quale viene pubblicato il testo della lettera ad Aldo Gastaldi (Bisagno) che Michele Campanella (Gino) denuncia come falsa. 

Doc. 9_Falsa lettera di Gino a Bisagno_Estratto da Massai_Stagno_Bisagno la vita la morte il mistero

Collocazione: Archivio ILSREC, “Documenti Bisagno”, Busta 1, fascicolo 1

 

Documento 10. Gino contesta Santo

Dichiarazione dattiloscritta con firme autografe in originale di Michele Campanella (Gino), Agostino Burlando (Vagge) e Antonio Noceti (Renato), trasmessa nel 2004 a Raimondo Ricci, allora Presidente dell’Istituto ligure per la storia della Resistenza, e ad altri esponenti della Resistenza e delle istituzioni genovesi e liguri, a contestazione di quanto pubblicato nel libro di Elvezio Massai (Santo) e Pier Lorenzo Stagno, Bisagno. La vita, la morte, il mistero (Le Mani, 2004). Al documento è allegata copia della lettera di Bisagno a Gino del 10 aprile 1945 e della sua trascrizione dattiloscritta.

Doc. 10_Lettera Gino Contesta Santo_AILSREC_Archivio Amministrativo Ricci_B17

Collocazione: Archivio ILSREC, “Amministrativo/RR”, Busta 17, fascicolo 15.

 

Documento 11. Articolo de “il Secolo XIX”

Copia dell’articolo: “Un eroe scomodo della Resistenza. Il «mistero» della morte di Aldo Gastaldi Bisagno” di Luca Betti pubblicato da “il Secolo XIX” del 15 giugno 2005, p. 35.

Doc. 11_il Secolo XIX L_Betti_Il mistero della morte di Aldo Gastaldi Bisagno_15.06.2004

Collocazione: Archivio ILSREC, “Amministrativo/RR”, Busta 17, fascicolo 15.

 

 

Tumulazione di Bisagno al Pantheon

Il 22 marzo 1993 venne redatto da un gruppo di esponenti della Resistenza genovese, facenti capo all’ILSREC un documento-delibera che chiedeva la tumulazione di Aldo Gastaldi (Bisagno) nel “Pantheon”, il famedio dei genovesi illustri nel cimitero di Staglieno.

Il documento oltre che rendere doveroso omaggio ad una figura prestigiosa come quella del comandante della divisione Cichero, precisava che l’intendimento dei proponenti era anche quello di assumere una posizione critica nei confronti delle polemiche e delle insinuazioni relative alla morte di Bisagno e, quindi, di impegnarsi a prendere unanime posizione contro qualsiasi eventuale riaffacciarsi di esse.

E’ interessante notare come, tra gli estensori del documento risulti anche il nome di Elvezio Massai (Santo) il quale, poco tempo dopo palesò la propria ipocrisia e inaffidabilità riprendendo la sua attività di propagandista (attraverso scritti, interviste e quant’altro) di notizie false, ribadendo nuovamente la sua tesi dell’attentato a Bisagno, ovviamente perpetrato dai comunisti.

Il 20 settembre 2004 il Comitato Direttivo dell’ILSREC deliberava all’unanimità di rivolgere al Sindaco di Genova la richiesta di traslare le spoglie di Bisagno al “Pantheon” e la notizia veniva diffusa dalla stampa cittadina. Il 24 aprile 2005, nel corso di una cerimonia ufficiale, le spoglie di Bisagno venivano traslate nel famedio dei genovesi.

 

Documento 12. 1993. Le premesse: la richiesta dei partigiani e antifascisti genovesi.

Copia fotostatica del documento redatto dai partigiani Roberto Bonfiglioli, Lazzaro Maria De Bernardis, Giorgio Gimelli, Adriano Guglielmi, Edoardo Guglielmino, Elvezio Massai, Vinicio Rastrelli, Raimondo Ricci, Carmine Romanzi, Remo Scappini e Paolo Emilio Taviani per chiedere la tumulazione delle spoglie di Aldo Gastaldi (Bisagno) al Pantheon del Cimitero di Staglieno. In calce al documento, senza data, è riportata la seguente annotazione manoscritta: “22.3.93 portata al prof. De Bernardis”.

Doc. 12_Appello partigiani per Pantheon_ AILSREC Fondo DV_B7_F8

Collocazione: Archivio ILSREC, Fondo “Raccolta di documenti su esponenti della Resistenza ligure e sulla memoria della Resistenza” già Fondo “Documenti vari” – DV, Busta 7, fascicolo 8.

 

Documento 13. 2004. La delibera del Comitato Direttivo dell’ILSREC

Estratto del verbale della riunione del Comitato Direttivo dell’ILSREC del 20 settembre 2004 che delibera all’unanimità di rivolgere al Sindaco di Genova la richiesta di traslare le spoglie di Aldo Gastaldi (Bisagno) al Pantheon del Cimitero di Staglieno.

Doc. 13_Estratto Verbale Comitato Direttivo ILSREC_Tumulazione Pantheon Bisagno_AILSREC Amministrativo_B9_F1

Collocazione: Archivio ILSREC, “Amministrativo/I”, Busta 9, fascicolo 1.

 

 Documento 14. Articolo de “il Secolo XIX”

Copia fotostatica dell’articolo “Lo chiede l’Istituto per la Resistenza / La salma di Bisagno traslata a Staglieno tra i cittadini illustri” di Paolo Battifora pubblicato da “il Secolo XIX”, sd (settembre 2004).

Doc. 14_Articolo il Secolo XIXC 2004 Panteon_AILSREC Amministrativo RR_B17_F11

Collocazione: Archivio ILSREC, “Amministrativo/RR”, Busta 17, fascicolo 11.

 

Documento 15. Articolo de “la Repubblica – il Lavoro”

Copia fotostatica dell’articolo “La proposta di tumulare a Staglieno il grande partigiano / Con Bisagno al Pantheon la Resistenza entra nella storia” pubblicato a p. I e dell’articolo “Tursi dovrà decidere sulla richiesta di Ricci e dell’Istituto per la Resistenza / «Bisagno» nel Pantheon vicino a Bixio e Barabino di bruno Persano pubblicato a pagina IX de “la Repubblica – il Lavoro” del 22 settembre 2004.

Doc. 15_Articolo la Repubblica il Lavoro_2005 Pantheon_AILSREC Ammistrativo RR_B17_F11

Archivio ILSREC, “Amministrativo/RR”, Busta 17, fascicolo 11.

 

 

 

 

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Autore dell'articolo: Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell′Età Contemporanea

ILSREC - Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea. Questo Istituto, fin dalla sua fondazione nell'immediato dopoguerra persegue, con spirito di verità e rigore scientifico, lo studio e la divulgazione dei molteplici aspetti che hanno mosso e caratterizzato la Resistenza, nel quadro degli eventi che hanno drammaticamente segnato l’intera storia del Novecento.